Milano 12-15 Ottobre
Congresso mondiale sulla giustizia climatica

L’attivismo climatico si è radunato a Milano dal 12 al 15 ottobre al primo congresso mondiale sulla giustizia climatica, nei chiostri e nelle sale dell’Università Statale.

Dopo un’estate torrida, caratterizzata da eventi estremi e gli studi allarmanti che provengono dai ghiacciai dell’Antartide, il momento non poteva essere più propizio.

Tantissimi i delegati dall’Africa e dall’Europa, tra cui i tedeschi di Letzte Generation e di Ende Gelände, in prima linea contro l’estrazione di carbone e lignite dalla ormai celebre foresta di Hambach.

Tantissime le realtà dal Sud-America in prima linea contro l’estrattivismo nelle foreste amazzoniche e il land grabbing, che promuovono un modello di consumo in equilibrio con il Pianeta e la tutela dei diritti di accesso alla terra delle popolazioni native.

Elemento caratterizzante dei tanti seminari è stata l’interconnessione di molti temi

I movimenti sociali contro lo sfruttamento della terra e del lavoro, una finanza equa che cancelli il debito dei paesi più vulnerabili ai rischi climatici, i movimenti antiviolenza nord-americani, un riequilibrio dei poteri mondiali che dia più peso alle lezioni dei paesi del Sud del mondo, l’ecofemminismo.

Un seminario molto partecipato e di grande interesse è stato quello dove il collettivo ecuadoregno Yasunidos ha raccontato la lunga disputa contro l’estrazione del petrolio nella foresta di Yasunì. La foresta Yasunì é uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta. In una storica decisione, nel’agosto 2023, un referendum popolare si è espresso contro lo sfruttamento e per la tutela della foresta. La compagnia petrolifera nazionale Petroecuador, che era autorizzata alle estrazioni, avrà un anno di tempo per lasciare il sito.

Una lezione importante da un paese del Sud del Mondo, non ricco, ai paesi occidentali che negli ultimi anni hanno ripreso ad estrarre combustibili fossili: la tutela della natura e delle popolazioni  che vi vivono sono stati anteposti a un guadagno immediato.

Tanti gli incontri dedicati non solo al riscaldamento globale ma anche a mettere in discussione un modello capitalista e in alcuni paesi neocolonialista, di sfruttamento della terra, che non è più compatibile con il cambio di paradigma economico richiesto dalla crisi climatica.

Trait d’union nelle discussioni sono stati gli esponenti della Rete Ecologia Politica.  Questi hanno evidenziato come l’attivismo climatico richieda un nuovo modo integrato di pensare il mondo che articola la giustizia sociale, la redistribuzione, la cura della natura, nuove forme di democrazia.

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