Guida galattica per individui a emissioni zero
La crisi climatica in atto ci pone di fronte a delle prospettive di cambiamenti radicali da affrontare nei prossimi venti anni. Per tentare di contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C, soglia raccomandata dagli scienziati dell‘IPCC e che ai ritmi attuali di emissioni sarà già raggiunta nel 2040, è necessario ridurre globalmente le emissioni di almeno il 45% entro il 2030 e di raggiungere le emissioni nette pari a zero entro il 2050.
É l’obiettivo che si è posto l’Accordo di Parigi nel 2015, sottoscritto da 195 Paesi, che tuttavia al momento non corrisponde agli impegni e alle politiche dei Paesi aderenti. Dopo l’ultima conferenza mondiale sul clima di Glasgow del novembre 2021, è emerso invece che le politiche attuali porterebbero a un aumento della temperatura media globale compreso tra 2-3°C e 2,7°C.
Le attività umane hanno pertanto ancora il potenziale per determinare il corso del clima futuro.
Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, i principali piani e documenti di decarbonizzazione per il 2050- a cui mancano meno di trenta anni – indicano chiaramente un coinvolgimento di tutti i settori della società civile e politica inclusa la sfera individuale, quel cambio di comportamento che fino ad ora è rimasto quasi impermeabile alle crescenti pressioni. I motivi sono molti, tra cui pesa anche la sensazione di poter incidere limitatamente, come individui, a un problema così complesso.
Immaginare il cambiamento, a cui noi tutti siamo chiamati ora e con urgenza, non è esercizio semplice se ci affidiamo a ragionamenti, modelli economici e stili di vita che sono essi stessi all’origine del problema. Tuttavia siamo anche consapevoli che ogni delega di cambiamento al futuro e alle decisioni politiche, è pericolosa e ingiusta verso le generazioni future.
Proviamo allora ad immaginare come potrebbe essere la nostra vita in un mondo con una traiettoria di riduzione dei gas serra con una pendenza simile a una pista nera di sci alpino, dove nei prossimi anni ci troveremo a superare il tratto più ripido.
Fino ad ora le misure adottate per avviare la decarbonizzazione, anche dall’Italia, ci hanno indotto a credere che la transizione avverrà con cambiamento graduale e tutto sommato confortevole, come una maggiore produzione e consumo di energia da fonti rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica, auto a basse emissioni. Cambiamenti sì, ma senza sostanzialmente intaccare lo stile di vita a cui ci siamo abituati. Ma il futuro prospetta dei cambiamenti ben più radicali, in tutti gli ambiti economici e dei nostri stili di vita.
In un’immaginaria Guida galattica per individui a emissioni zero, sulla falsariga del celebre romanzo di Douglas Adams “Guida galattica per autostoppisti”, si possono già immaginare e anticipare alcuni cambiamenti radicali.
Un esercizio utile a riflettere su azioni immediate a cui tutti noi siamo chiamati e per provare a metterle in pratica.
Ecco alcune idee che possono sembrare utopiche ma che in meno di venti anni possono diventare realtà.
Budget personale del carbonio
Alcuni studi indicano un benchmark da raggiungere di un massimo di 1,5-2 tonnellate di CO2eq pro capite entro il 2050 come il budget compatibile con la decarbonizzazione profonda richiesta per il 2050 e con un trend demografico di 8,8 miliardi di persone al 2050. Attualmente un italiano emette in media 7,5 tonnellate di CO2eq medie annuali, di conseguenza l’impronta carbonica deve essere ridotta di un fattore 3.
Non è pertanto utopico immaginare che in un futuro prossimo agli individui sarà assegnato un budget personale del carbonio con allegata Carta di debito di carbonio. Un vero e proprio conto corrente che invece di registrare entrate e uscite di denaro, misuri il bilancio mensile e annuale delle nostre emissioni. Oltre una certa soglia di emissioni si entrerà in rosso con delle vere e proprie penalità.
La carta di debito di carbonio: una prossima realtà?
Non è dato ancora di conoscere se il karma carbonico potrà essere ripulito con degli imboschimenti, ma comunque solo in misura limitata: si dovrà agire riducendo i consumi e le emissioni climalteranti alla fonte. Il carbon budget individuale sarà uno strumento potente per abbattere le emissioni legate a consumi non necessari e superflui. Il conto carbonico registrerà le emissioni generate dai consumi energetici, dai nostri spostamenti, dalla nostra dieta e dal nostro stile di vita in generale.
Dal 2030 – check point intermedio per valutare la decarbonizzazione al 2050 – ad ogni individuo sarà assegnata la Carta di Carbonio individuale ancorata al benchmark nazionale di decarbonizzazione. Più lo Stato si allontana dall’obiettivo più il budget sulla Carta diminuirà le quote assegnate a ogni individuo, con misure di compensazione sociale per non accentuare le disuguaglianze.
Speciali lotterie nazionali e locali potrebbero essere utilizzate per poter vincere bonus di carbonio speciali. Il ricavato sarà impiegato per innovativi progetti di decarbonizzazione.
Già nel 2008 l’Università di Oxford aveva condotto uno studio e un ‘indagine tra i consumatori sull’impatto dell’introduzione di un budget del carbonio individuale e dei meccanismi di scambio dei crediti, con risultati promettenti nell’accettazione di quote individuali.
Il vantaggio di questa misura è la responsabilizzazione individuale e un cambio graduale di abitudini e di consumi. Nel frattempo si può già iniziare a misurare la propria impronta carbonica con questo calcolatore, per familiarizzare con l’idea del budget del carbonio individuale.
NegaWatt invece che MegaWatt
Lo stile di vita NegaWatt si basa su priorità dei bisogni energetici essenziali, sopprimendo quelli non necessari e abbraccia i trasporti, i consumi di energia domestici, le preferenze alimentari, del tempo libero, dei viaggi e degli acquisti. Bonus speciali sono consentiti per quei consumi energetici che dipendono da fonti rinnovabili.
L’approccio NegaWatt, che in Francia si è sviluppato a tal punto che è nata un’associazione con il medesimo nome, si basa sulla condivisione di spazi, di auto, di dispositivi e infrastrutture, sulla sobrietà e sulla responsabilità.
Stili di vita che prediligono la condivisione di spazi domestici e lavorativi, con la riduzione degli spazi immobiliari pro capite, degli elettrodomestici e dell’auto, saranno fortemente incoraggiati.
Il Comune di appartenenza regolarmente inviterà i cittadini a riguardare la versione adattata al 2050 del film Brazil di Terry Gilliam. L’onnipresente Ministero dell’Informazione del celebre film sarà sostituto dal Ministero della Transizione a emissioni zero che controllerà le emissioni dei cittadini. Sono previsti campi di educazione per una vita morigerata a emissioni zero per gli individui indisciplinati che si ostinano a prendere l’aereo per brevi week-end turistici, a praticare lo shopping compulsivo o a consumare dissolutamente Angus beef argentino.
Consumo di carne
Ormai è ampiamente riconosciuto che il consumo eccessivo di carne a livello planetario ha le stesse conseguenze nefaste dell’uso del carbone, a causa dello sfruttamento eccessivo di risorse primarie, suolo e foreste innanzitutto e delle filiere a esso collegate. Diversi studi indicano che il consumo di carne compatibile con il contenimento dell’aumento della temperatura di 1,5°C è di 55-60 grammi a testa al giorno, mentre ora mediamente un italiano ne consuma mediamente 216 grammi al giorno.
Una crescente consapevolezza degli effetti nefasti su clima, ambiente e salute causato dal consumo eccessivo di proteine di origine animale si rifletterà sul nostro fascicolo sanitario. Ci sarà una Tessera Sanitaria Universale convenzionata all’Alleanza per le Proteine vegetali. Agli individui che si ostinano a consumare quantitativi di carne superiori alla quantità raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e non climaticamente responsabili, saranno applicate tariffe di ticket sanitari maggiorate.
Per concludere, ben lontani dal desiderare una dittatura verde, tuttavia, come non siamo liberi di avere comportamenti irresponsabili verso altri individui, non saremo più liberi di generare emissioni in modo indiscriminato e di adottare stili di vita indifferenti alla crisi climatica, pena sanzioni e multe.
D’altronde se non agiamo in questo modo, presto non saremo più liberi di uscire di casa in estate perché ci saranno 50°C.
Le idee presentate, benché futuristiche e a tratti inquietanti, possono essere alla base di progetti pilota con cui coinvolgere i cittadini in comportamenti climaticamente responsabili. Possiamo usare le nostre energie e risorse per sperimentarne altre e metterle in pratica, anche a costo di sfiorare l’utopico o il ridicolo. Importante è non restare fermi e aspettare che qualche altro non ben identificato soggetto agisca per noi.
Cambiare paradigma non è più una semplice opzione. È la condizione per la nostra salvezza: tanto vale abituarsi a farlo fin da ora.



