L’attualità della crisi climatica e l’urgenza dell’azione ci pongono sempre più domande su nuove modalità per raggiungere un’ampia rappresentazione di soggetti e categorie sociali, stimolare un cambiamento e una responsabilizzazione collettiva.
La narrazione sul clima, spesso costretta nei pur necessari termini tecnici della scienza e la mole di dati che corredano una parte dell’informazione sul clima, può indurre un allontanamento dall’interesse e dall’azione. In aggiunta, l’accento sulla tecnocrazia da un lato, intesa come supremazia delle soluzioni tecnologiche nella mitigazione climatica, induce l’illusoria idea di delegare l’unica risposta alle soluzioni tecnologiche; dall’altro la complessità fenomenologica della crisi climatica planetaria e il senso di impotenza di fronte a tali cambiamenti indotti dall’uomo su scala globale, possono accentuare il senso di allontanamento, frustrazione e nei casi peggiori di rassegnazione.
In questo dibattito, l’arte intesa anche come pratica civile e politica, momento e attività necessaria per la vita, è di grande attualità nei confronti del suo ruolo nell’affrontare la crisi climatica. Tra le forme artistiche, l’arte performativa sta guadagnando uno spazio a sé, come strumento per presentare narrazioni diverse e portare dei messaggi potenti e universali. Il teatro, la commedia, il cabaret, persino il musical e altri generi di arte performativa offrono significative potenzialità non solo nel sensibilizzare sul tema globale della crisi climatica, passaggio ormai – si spera – acquisito, ma possono essere vettore di azione e cambiamento.
Dalla mia recente partecipazione al Fringe Festival di Edimburgo, il più grande palcoscenico di innovazione artistica performativa e produzioni teatrali al mondo, sono nate alcune riflessioni sul potere del teatro, della musica, della commedia stand up e di altri generi performativi.
Il tema della crisi climatica era presente quest’anno in moltissime forme teatrali evolvendosi da tema a sé stante, a elemento fuso nella stessa opera che mescolava teatro, commedia a volte musical e cabaret inventando generi nuovi e trasformando il teatro classico per far posto al tema ambientale.
Il tema clima è scomparso dai titoli innanzitutto, segno di un’evoluzione da trattazione di genere a tema inglobato e mescolato ai generi in un’unità indissolubile che lo allontana dallo spettacolo etichettabile e a volte meno attrattivo, per raggiungere una platea più ampia.
Questa normalizzazione è in realtà il frutto di un‘evoluzione sperimentale, che può traghettare la crisi climatica a una platea molto più universale rispetto allo spettacolo di genere sul clima.
Il tema del clima nelle arti performative diventa pertanto una riflessione individuale e collettiva sulle scelte da fare o da non fare, sul rapporto col non umano attraversando una moltitudine di generi teatrali che si contaminano e si alternano nello stesso spettacolo. In questo modo la narrazione sul clima diventa universale assorbita nei classici testi di Shakespeare o diventando tema di musical innovativi del genere drag e queer.
Tra i tanti spettacoli a cui ho assistito, alcuni mi hanno colpito particolarmente per la sperimentazione di linguaggi nuovi ed efficaci ed infine un forte potere trasformativo e innovativo nel messaggio sul clima.
Bog Witch
Bog Witch, presentato al Traverse Theatre, affronta con intelligenza la domanda che è nella mente di molti: come possiamo noi abitanti delle città vivere in modo responsabile in un’emergenza climatica?
La protagonista si trasferisce in campagna con il suo compagno e il figlio, cerca di innamorarsi della vita romantica di chi vive fuori dalla rete elettrica. Anche se non tutto va secondo i piani, la protagonista impara molto sul suo rapporto con il luogo e la terra.
Bog Witch è un promemoria del fatto che, per quanto ci sentiamo obbligati a stravolgere le nostre vite a causa dell’emergenza climatica i cambiamenti che dovremmo attuare saranno in definitiva quelli che riorienteranno il nostro rapporto verso l’abbondanza. Alcuni di noi potrebbero accontentarsi di vivere in campagna, in mezzo al nulla. Altri potrebbero preferire rimanere in città. Alla fine la protagonista spiega che lei non è una Bog Witch, una “strega delle paludi”, qualcuno che vive così lontano dalla realtà da perderne il contatto. Quel momento mi ha colpito profondamente. Ho pensato alla mia decisione di vivere in città invece che di trasferirmi nelle montagne che amo e che mi definiscono più di un ambiente urbano. Ho pensato a tutti i modi in cui ci fanno credere di essere separati dal mondo naturale e impotenti a salvarlo, a meno che non ci dedichiamo completamente ad esso.
Ciò a cui l’attrice e produttrice Bryony Kimmings ci porta infine, è che dedicarsi completamente agli esseri umani – ovunque ci si trovi e con tutti i nostri piccoli errori e ferite – è l’unica cosa che possiamo fare di fronte a un vuoto sempre più profondo nell’anima. Possiamo anche semplicemente accettare che non siamo così diversi dalle specie che ci circondano. E poi procedere da lì, insieme, un passo alla volta.
HAM - Dubbio amletico su come ci alimentiamo
Un altro spettacolo potente sulla responsabilità collettiva è stato Ham, performance stand up a due: una rivisitazione ecologica e trasgressiva dell’Amleto di Shakespeare, incentrata sul consumo di carne e il potere della vergogna. Una giovane donna vegana, affranta dal dolore per la morte di un maiale, cerca vendetta. Incolpa sua madre, carnivora per la sua passione per la carne di maiale.
Mentre ci avviamo verso sempre maggiori catastrofi climatiche, ognuno di noi deve decidere: mangiare o non mangiare (carne)? To eat or not to eat (meat)? È questo il dilemma amletico attuale?

Non si tratta solo dell’uccisione di animali, dice una delle due attrici, ma del suicidio della razza umana. In realtà, c’è anche un accenno all’uccisione di animali: non hanno paura di mostrare immagini brutali e traumatizzanti. Inevitabilmente un po’ moraleggiante, lo spettacolo è anche esilarante, fino alla fine, quando le immagini dei recenti incendi boschivi scorrono alle spalle degli artisti.
Ho intravisto una domanda che spesso affronto quando parlo di clima: quanto contano le scelte individuali. L’attrice sembra indirizzare al pubblico un messaggio potente: sminuire il ruolo degli individui nella crisi climatica è una delle posizioni più individualistiche che si possa adottare, mentre c’è bisogno di uno sforzo collettivo di tutti gli individui.
Acid’s Reign: nel regno delle drag queens
Se ci avventuriamo in un territorio ancora più sperimentale, il musical cabaret queer Acid’s Reign è quanto di più abrasivo e sperimentale abbia assistito.
Parla di attivismo, comunità e del potere della performance, con una band dal vivo e le potenti voci di superstar del drag.
Il cast è vivace ed efficace, sia quando satireggia la cultura degli influencer, sia quando si confronta con le difficoltà dell’intimità. L’energia non cala mai, pur lasciando spazio a riflessioni più cupe sull’esclusione. Permette a tutti i personaggi di svilupparsi e crescere man mano che il piccolo e radicale cabaret drag viene accolto dal mainstream e la sua appassionata lotta per il cambiamento climatico viene assimilata dal capitalismo di sempre.L’umorismo caustico tipico del drag lascia spazio a un’esplorazione più profonda dell’amore e della rettitudine, vanta una colonna sonora con brani davvero memorabili. Un musical scatenato che trasmette messaggi sia personali che politici sull’attivismo in modo giocoso.
Il movimento climatico da alcuni anni ha come protagonisti drag queens e membri della comunità LGBTQ+: uno degli esempi più celebri è Patti Gonia, una drag queen ambientalista e attivista climatica con la missione di costruire un movimento climatico più inclusivo.
AquaDueO: un pianeta molto liquido
Lasciando Edimburgo per l’Italia, lo spettacolo AquaDueO, una produzione della Banda Osiris con lo scienziato e filosofo dell’evoluzione Telmo Pievani, mette in scena in modo divertente i problemi del pianeta, dalla scarsità d’acqua all’inquinamento della plastica. La Banda Osiris presenta un format interessante che mescola humour, scienza e musica: si toccano i temi ambientali però è un lavoro leggero, ironico e divertente. Nel percorso musicale legato all’acqua c’è un po’ di tutto: dalla Primavera di Vivaldi a Onda su onda di Paolo Conte, passando per Battiato. Partendo da una suggestiva “Hommage a l’eau”, in cui l’acqua diventa base percussiva dell’intero brano, passando attraverso una lettera indirizzata ai grandi della terra, “L’acqua che verrà”, liberamente ispirata a Lucio Dalla, la Banda Osiris vuole dimostrare che il nostro mondo è ormai con l’acqua alla gola.
La Terra è un pianeta improbabile e fragile, al posto giusto nel momento giusto attorno alla stella giusta, preziosissimo, non ce n’è uno di ricambio. Si chiama Terra, ma dovrebbe chiamarsi Acqua. Teniamocela stretta!
La Banda Osiris, ha vinto il premio Aica, riconoscimento per chi, attraverso campagne di comunicazione, porta all’attenzione dei cittadini i problemi ambientali contribuendo alla creazione di una coscienza e di una cultura ambientale. La presenza complice e divertita del professor Pievani consente al gruppo di affrontare temi importanti e indispensabili, trattati con leggerezza e semplicità.
Alla fine, da questi spettacoli si leggono tra le righe alcune domande che si pongono produttori, attrici e attori: come coinvolgere il pubblico oltre la durata dello spettacolo senza colpevolizzarlo, che in termini più universali è la domanda su come possiamo normalizzare le nostre azioni individuali da scelte sporadiche e occasionali in un cambiamento radicale del nostro modo di vivere. Come un potente story telling può indurre il cambiamento, collettivo e individuale?
Infine credo che l’arte performativa possa agire in molti modi:
- contribuisce a modificare le narrazioni sul cambiamento climatico, evidenziandone la dimensione umana
- presenta questioni complesse, come il cambiamento climatico e la giustizia climatica, in modo accessibile e consente al pubblico di comprenderne il significato
- sensibilizza e facilita l’apprendimento in merito al cambiamento climatico
- favorisce connessioni più forti tra gli esseri umani e l’ambiente naturale attraverso l’immaginazione creativa
- svolge un ruolo significativo nel raggiungere le comunità locali e svantaggiate e coinvolgerle nell’azione per il clima
L’arte performativa può indicarci strade da percorrere, in modo individuale e collettivo passando non solo dalla razionalità di dati e informazione ma anche attraverso emozioni e spesso divertimento.
Questo articolo è parte di una serie di tre articoli sul ruolo dell’ arte e della letteratura nella crisi climatica.



